Un ruolo da protagonista che va avanti da secoli……

Dal 1500 ad oggi il chinotto ha catalizzato l’attenzione e la curiosità di molti estimatori.
Dai navigatori che lo consideravano un prezioso e rinvigorente amuleto contro i malanni alle golose e tradizionali trasformazioni che lo hanno caratterizzato come souvenir d’eccellenza del territorio savonese fino all’intramontabile icona della bibita che ha coinvolto ed ammaliato tutte le generazioni dal 1930 ad oggi.
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Chi è l’inventore della bevanda al Chinotto?
E’ proprio un mistero, ancora oggi non si conosce il vero inventore di questa bibita che nel corso del tempo ha attirato a sé sempre più persone: alcuni sostengono che sia stata inventata nel 1932 dalla San Pellegrino, che ne è la principale produttrice; una differente ipotesi è che sia stato prodotto dalla azienda Neri di Capranica (VT) nel 1949. Altri affermano che la formula industriale fu inventata presso i laboratori della Costantino Rigamonti , il cui proprietario divenne successivamente presidente della Recoaro: si pensa infatti che proprio Emilio Rigamonti inventò la formula del chinotto a cavallo della guerra, nei laboratori della Costantino Rigamonti in via Poerio 39 a Milano. La formula fu dapprima proposta alla Neri e successivamente alla Recoaro, con un accordo di acquisizione di una minoranza della società di cui Emilio Rigamonti fu Presidente almeno fino alla metà degli anni Sessanta.
La San Pellegrino riuscì a imitare la formulazione originaria solo successivamente.
Il chinotto Recoaro si guadagnò la sua fama di alternativa nazionale alla Coca Cola con il famoso slogan pubblicitario ‘L’altro modo di bere scuro’, e con un’ etichetta che evidenziava il tricolore.
Intorno al 1950 il chinotto più diffuso era quello prodotto dalla Recoaro.11295804_10153986209919968_3399495637391732684_n
Dai fasti autarchici e nazionalisti all’originale e briosa freschezza dei mitici anni 50’
Bibita dissetante, aperitivo intellettuale, digestivo maturo, ricetta unica per cocktail da intenditori, Il chinotto è una scelta al di fuori degli schemi, non solo per originalità ma soprattutto per gusto e tradizione.
Il chinotto è sintomo di un’identità e di uno stile vero, ricercato ma al tempo stesso naturalmente semplice……l’intramontabile fascino italiano al di sopra delle mode……
Il chinotto ha influenzato le abitudini e i costumi sociali e come tutti i rituali sociali, anche quello del chinotto disponeva di un proprio apparato cerimoniale, in grandissimo uso fino a metà del Novecento, che consisteva in appositi servizi, in vetro artistico, di tradizione altarese, o in ceramica dal caratteristico stile bianco blu, realizzati nelle manifatture di Albissola e nelle famose icone vintage degl’anni 50’.
Oggi il chinotto è stato riscoperto come fenomeno “cult”, che suscita grande simpatia nei confronti di pubblico trasversale sia giovane che maturo: dai cultori dell’ eccellenze agroalimentari, ai turisti e croceristi in cerca di nuovi sapori ed emozioni da portare a casa, fino ad associazioni di Fan del chinotto e blogger incuriositi dai fenomeni “vintage” e di costume, non solo gastronomico: infatti il chinotto ha contaminto diverse sfere artistiche da quella musicale e ricordiamo il gruppo degli Skiantos e Funkestein SV alla letteratura con Stefano Benni e il suo ”Il marziano innamorato” e Francesco Guccini con ”Un disco dei Platters”, in pittura troviamo Federica Agostini con il suo dipinto a tecnica mista ”Il Chinotto”, in cinematografia Marco Antonio Pani nel 1999 presentò un cortometraggio dal titolo ”Chinotto” e gli imperdibili fumetti.

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Paperino al Tour anno 1954

Al frutto sono ispirati anche nuovi personaggi folcloristici del carnevale savonese: Sua eccellenza il Re Chinotto e la sua compagnia, che sfilano con tanto di costume tipico in occasione di eventi storici o manifestazioni.

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